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 08/06/2010  -  LO "SPIRITO LYONS" VA OLTRE LA FESTA
 


Uno dice "festa del rugby" e pensa a musica a tutto volume, spiedini e fiumi di birra. E pensa qualcosa di reale, beninteso. Qualcosa legato alla famiglia Lyons, che della festa è anima, ma che dalla festa non ricava solo fondi per la sua attività, fatta di prima squadra e di oltre 200 giovani rugbisti, ma si mette a disposizione di altri due obiettivi: quello di fare qualcosa per il tessuto sociale dela città e rapportarsi con essa e quello di destinare una paret dell'incasso a finalità benefiche. Tutto, come spiega il seconda linea bianconero (e nazionale dei Vigili del Fuoco) Filippo Badati, trent'anni co la faccia da ragazzino. «Intanto - dice - prendiamo atto con soddisfazione di quanto la nostra festa sia cresciuta negli anni, fino a diventare qualcosa di significativo. Per noi è certamente un'occasione di atofman-ziamento, visto che la nostra politica è quella di dare continuità alla nostra opera pensando soprattutto ai giovani, ma vuole essere anche qualcosa di diverso. Intanto, un punto d'incontro per tutti i nostri giocatori, ma soprattutto l'occasione per continuare a far vivere il nostro stile di vita». Stile di vita che nasce dagli insegnamenti del grande "Dado", Melchiorre Badati, che ha lasciato un'eredità insostituibile. «Non è un caso - continua Filippo -che abbiamo scelto come colori della festa, il bianco e il verde: il bianco perché rappresenta genericamente l'avversario in campo, che per noi non è mai rivale, e il verde perché è il colore del campo. E poi, approfittiamo della festa per ricordare a tutti noi il senso dell'appartenenza, il significato del mettersi a disposizione senza scopo di lucro». La parola d'ordine è "volontariato", con uno stuolo di giocatori di tutte le età che partecipano attivamente all'organizzazione e alla gestione della festa, si occupano di garantirne la sicurezza, dormono la notte in sede per sorvegliare le strutture. Opera che i Lyons prestano anche in occasione di manifestazioni benefiche: sono loro, ad e-sempio, a scaricare i camion di arance e azalee che vengono poi vendute nelle giornate in piazza dell'associazione per ricerca sul cancro o per l'Unicef, con l'aiuto del non più giovane ma attivissimo Carluccio Sartori. E poi c'è il Torneo Capezzoni, il cui ricavato è destinato alla cooperativa "Il Germoglio". «Siamo orgogliosi della nostra identità e della nostra filosofia -conclude Badati - e ringraziamo Matteo Rossi e Natalino Fanzola per il sostegno che continuano a darci in questo senso».
 


 

   

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